Lettera da Dakar.
Guerre terribili continuano a uccidere, distruggere città e costringere milioni di persone a fuggire. In una situazione di genocidio impunito a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria, in Ucraina la guerra continua e in Sudan una tragedia immensa non riceve attenzione. Dall’altra parte dell’Atlantico, milioni di persone gridano No Kings! contro l’autoritarismo e lo svuotamento della democrazia. L’estrema destra cresce in Europa, le disuguaglianze aumentano e la crisi climatica accelera.
A volte viene da dirlo senza troppi giri di parole: il mondo fa schifo. O almeno fa schifo il mondo che stiamo costruendo. L’emergenza climatica ne è forse l’esempio più evidente. In Ticino abbiamo appena attraversato giorni di caldo estremo, siccità e notti tropicali; ora le temperature scendono, ma il sollievo porta con sé temporali violenti, raffiche, grandine e precipitazioni intense che colpiscono un territorio già indebolito da settimane di stress termico e idrico. La vegetazione è più fragile, i terreni più secchi e meno capaci di assorbire improvvisamente grandi quantità d’acqua, mentre l’alternanza sempre più brusca tra caldo, siccità e fenomeni estremi aumenta il rischio di danni, frane, allagamenti e cadute di alberi.
Di quanto dovranno ancora aumentare le temperature e quanto dovranno moltiplicarsi questi eventi prima che la politica prenda sul serio l’emergenza climatica? Quanti fenomeni “eccezionali” dovremo ancora vivere prima di smettere di considerarli eccezioni? La sento qui, in Senegal; la vediamo in Ticino e in un’Europa sempre più colpita da ondate di calore, siccità, incendi e precipitazioni estreme. Dai deserti che avanzano ai ghiacciai che arretrano, i segnali sono ovunque. Ed è proprio davanti a questa evidenza che ripenso a quando noi giovani scendevamo nelle piazze con Sciopero per il clima. Eravamo migliaia e chiedevamo una politica climatica all’altezza dell’emergenza, capace di trasformare la nostra economia senza lasciare indietro chi ha meno.
Quante volte siamo stati derisi? Gli ingenui. Gli allarmisti. Quelli che invece di andare a scuola vanno a manifestare. Quelli che esagerano. E ora? Ora che ciò che chiamavamo eccezionale sta diventando normale, sarebbe il caso di riconoscere che quei ragazzi e quelle ragazze non stavano chiedendo troppo. Stavano chiedendo alla politica di fare il proprio mestiere e di garantirci un futuro.
Sì, la politica dovrebbe servire soprattutto quando il mondo fa schifo: a impedire che siano sempre gli stessi a pagare le crisi, a difendere la pace e la democrazia, a garantire salari dignitosi, affitti accessibili e premi di cassa malati sostenibili, a ridistribuire la ricchezza e trasformare la nostra economia prima che sia il clima a trasformare brutalmente le nostre vite.
Davanti alle guerre, alle disuguaglianze, all’autoritarismo, alla povertà e alla crisi climatica possiamo rassegnarci oppure organizzarci. Noi giovani abbiamo scelto la seconda strada. Continuiamo a formarci, a manifestare, a essere fastidiosi. Continuiamo a chiedere una politica capace di guardare oltre i provincialismi locali, e stare dalla parte di chi è più fragile, di chi fatica ad arrivare alla fine del mese e di chi, ovunque, difende i propri diritti.Perché sì: guardando il mondo di oggi viene da pensare che faccia tutto schifo. Ma proprio quando il mondo fa schifo abbiamo più bisogno della politica. Però di quella vera.
Articolo apparso il 21.08.2026 su LaRegione.