Yannick Demaria

Siamo il futuro che si difende: il futuro che si farà!

UNA SOCIETÀ È COESA SE OGNUNO FA LA SUA PARTE

La soppressione di ogni tipo di tassa di bollo è da sempre un grande desiderio della destra padronale. Temendo la presenza di una potenziale opposizione nell’opinione pubblica, la maggioranza del Parlamento ha deciso, la scorsa primavera, di avanzare per tappe, attaccando inizialmente la tassa sull’emissione di capitale proprio, quel prelevamento dell’1% (che gode del beneficio di una franchigia di un milione) sui diritti di partecipazione, che nel 2020 aveva portato 250 milioni alle casse federali.

Le forze della sinistra e i sindacati hanno lanciato un referendum, raccogliendo 70’000 adesioni, per fermare quella che è solo una delle operazioni, già messe in atto o pianificate, volte a favorire esclusivamente un settore ben preciso della società: la piazza finanziaria e i ricchi azionisti già sotto-tassati, che comunque beneficiano dei servizi messi a disposizione dallo Stato, cioè dall’insieme dei contribuenti.

Le Camere hanno per ora rinunciato alla cancellazione delle altre tasse di bollo (quella di negoziazione e quella sui premi di assicurazione), ma questa sospensione, per ammissione degli stessi promotori, è solo provvisoria, in attesa dell’esito di questo scrutinio.

I diritti di bollo complessivi apportano annualmente alla Confederazione 2,4 miliardi. Pianificata in tappe successive e da realizzare con la “tattica del salame”, questa volontà manifesta, costante e ricorrente di non voler contribuire equamente alle finanze pubbliche è profondamente scorretta, iniqua e irrispettosa, perché è tesa a esentare solo una parte di società ampiamente privilegiata, quando sono evidenti le difficoltà delle persone comuni e delle piccole aziende, mentre lo Stato è sempre chiamato a intervenire, e non solo in questo periodo, per sostenere la popolazione e la stessa economia privata.

Il mantenimento di questa tassa è perciò il minimo che si possa pretendere, per indicare almeno la necessità di un’equità di principio fra gli attori economici, soprattutto se si considera – anche se si tratta di imposizioni diverse – che il settore finanziario non è tassato dall’IVA sui suoi prodotti o sulle transazioni, mentre lo sono i Comuni quando costruiscono le scuole, così come i ristoratori quando servono il caffè.

Una società è coesa se ognuno fa la sua parte, contribuendo secondo le sue possibilità ed è inadeguato favorire alcuni settori o alcune persone a scapito di altri.

Un NO il 13 febbraio è perciò cruciale per l’equità fiscale e per le sfide che ci attendono.

Articolo apparso il 31.01.2022 su Corriere del Ticino Online.

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