Yannick Demaria

Siamo il futuro che si difende: il futuro che si farà!

GC: INTERVENTO SUL CONSUNTIVO DFE2023

Stimata Presidente, stimate colleghe, stimati colleghi, stimata Consigliera di Stato, stimati Consiglieri di Stato.

Il giorno in cui mi sono seduto per la prima volta su questi banchi, il 2 maggio, da questa posizione il mio sguardo di giovane deputato è stato attratto dalla rete di protezione che ci protegge dai possibili distaccamenti dei calcinacci pericolanti dell’affresco,dipinto alla fine del 1899 dal ventitreenne Adelfi Maina, dedicato alla Giovane Repubblica, che dall’alto – ora piuttosto minacciosamente – “veglia” su di noi. 

In quell’istante non ho potuto far altro che andare simbolicamente con il pensiero a quel concetto, screditato dal mondo accademico, ma ora tornato tanto caro alle destre economiche, di Trickle-down, letteralmente “sgocciolamento”: una non molto elegante espressione per significare un modello di sviluppo economico basato sulle agevolazioni fiscali ai ceti alti che – investendo nel mercato le risorse finanziarie risparmiate dalle tasse – a cascata procurerebbe dei benefici sui ceti medi e bassi. Una concezione – questa sì ideologica – che merita qualche attenzione, perché sembrerebbe guidare, purtroppo anche nel nostro cantone, le scelte politiche maggioritarie, anche se questa tesi è ovunque smentita dalla crescente concentrazione della ricchezza e dall’aumentodelle disuguaglianze e della povertà.

In Ticino, in un periodo in cui le economie domestiche sono confrontate quotidianamente con l’aumento dei prezzi – per la salute, l’alloggio, l’energia, il cibo ed ora anche per i trasporti (vedi la nostra interpellanza sugli Abbonamenti Arcobaleno) – le destre si ostinano, contraddittoriamente, da una parte ad applicare e promettere sgravi fiscali (per i ricchi), dall’altra a invocare nuove “sforbiciate” alle spese dello Stato, che per sua natura è l’attore politico ed economico preposto alla garanzia dei servizi fondamentali e, soprattutto nei periodi come quello che stiamo vivendo (crisi climatica, crisi sociale e conseguenze della guerra) alla protezione di tutta la popolazione e alla ridistribuzione della ricchezza.

Prova ne è l’esistenza incombente del decreto “per il pareggio del conto economico entro il 2025 senza nuove entrate”, un decreto che va messo in discussione e attentamente valutato anche perché,finalmente, inizia a stare stretto pure a molti politici, ad alcuni partiti e ad alcune associazioni economiche che si rendono conto dei suoi effetti negativi sul potere d’acquisto e sugli investimenti.

Che i conti sono in rosso e che bisogna agire responsabilmente per salvaguardare lo spazio di manovra dello Stato è del tutto evidente, ma ciò non deve avvenire a scapito della maggioranza delle persone e della qualità dei servizi erogati.

Bisogna introdurre una fiscalità progressiva più equa e più giusta,che chieda alle persone più ricche quanto dovuto, interrompendo la sciagurata politica degli sgravi per le persone più facoltose, affinché sia possibile rispettare anche il diritto agli aiuti per le persone che ne hanno realmente bisogno, così come agli incentivi economici per aziende sostenibili, quelle che rispettano i necessari criteri ambientali e sociali. 

Dobbiamo stare attenti tutti e tutte – anche il Consiglio di Stato – perché la politica degli sgravi continui, che in questi ultimi anni può essere considerato un vero e proprio programma di governo dettato dalle destre, ha purtroppo una valenza ideologica dai risultati devastanti, che di fatto assume la volontà di minare i conti pubblici, rendendo così inevitabili l’aumento delle imposte indirette, ma soprattutto per combattere intenzionalmente – gli esempi a livello internazionale sono molti – la funzione stessa dello Stato, a totale vantaggio di chi già possiede molti privilegi.

A preoccupare non devono essere solo gli effetti negativi delle mancate entrate per l’ente pubblico, ma piuttosto, accanto a questo, l’evidente impatto redistributivo verso l’alto, a favore delle classi più agiate. 

Si tratta perciò di arginare queste posizioni e fare in modo, agendo anche sulle entrate, di dotare lo Stato delle risorse necessarie, per svolgere tutti i suoi compiti a favore dell’intera popolazione e ridistribuire invece la ricchezza nella direzione opposta. In una situazione di crisi climatica e di crisi sociale e di aumento delle disuguaglianze economiche, una politica che volontariamente o involontariamente impedisca allo Stato di agire in tal senso è colpevolmente irresponsabile.

Del resto il mese di ottobre scorso, il capo economista della Banca centrale europea, Philip Lane, in un’intervista al giornale austriaco Der Standard, ha affermato di non essere contrario a tassare i super-redditi e i super-profitti di fronte all’esplosione dei prezzi dell’energia e all’inflazione, perché “sono le persone più povere della società che ne soffrono maggiormente”.

Sempre in ottobre, il settimanale La Domenica ci segnalava che i multi-milionari a Lugano erano 460 a cui si aggiungevano 31 “centi-milionari” e 3 miliardari, che qualcuno, proprio perché di fatto nessuno li conosce e li vede, li definiva “fantasmi”. Credo che non intervenire fiscalmente in modo più deciso sui redditi da capitale, tassando invece prioritariamente il lavoro, sia eticamente scorretto in particolare nei confronti di chi quotidianamente devesbarcare il lunario, insomma deve tirare avanti cercando di arrivare alla fine del mese!. 

In questo contesto e con queste forze sempre più aggressive in campo per la difesa dei privilegi, appare sempre più insufficiente una gestione micro-economica fondata sul modello e sull’immagine rassicurante del “buon padre di famiglia”. Le valutazioni della macro-economia, di fronte all’emergenza delle disuguaglianze crescenti, sembrano chiedere, anche da noi, un maggiore coraggio nell’esigere una migliore giustizia sociale attraverso una migliore fiscalità, anche in difesa del ruolo ridistributivo dello Stato. Pena il suo smantellamento …

Non sono informato… Non vorrei che per rispettare i limiti di spesa non sia possibile iniziare con i lavori di restauro del prezioso affresco che sta sopra di noi. Come giovane, quasi coetaneo dell’autore al momento della realizzazione dell’opera, mi auguro per davvero che i calcinacci pericolanti non cadano su di noi …

Per i motivi esposti, a nome della GISO, esprimo il voto contrario al consuntivo.

Vi ringrazio per l’attenzione.

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