Yannick Demaria

Siamo il futuro che si difende: il futuro che si farà!

I GIOVANI NEI “NONLUOGHI” DEL PRESENTE

Si parla molto di giovani. Ma troppo spesso lo si fa senza di noi. Questo paradosso emerge con particolare chiarezza quando si affronta il tema degli spazi e della vita collettiva.

Negli ultimi decenni, le trasformazioni economiche e urbane hanno progressivamente ridotto i luoghi di incontro spontanei e gratuiti. Lo spazio pubblico è sempre più regolato, sorvegliato o subordinato a logiche di consumo e di profitto. Per molte e molti giovani questo significa crescere in contesti in cui diventa sempre più difficile incontrarsi liberamente, sperimentare iniziative o costruire relazioni autonome.

In Ticino questo fenomeno si inserisce in una crisi sociale e lavorativa ormai evidente. L’aumento del costo della vita, la pressione sui salari e forme di lavoro sempre più precarie incidono sulla qualità della vita quotidiana e sugli equilibri educativi e affettivi di molte famiglie. L’incertezza economica e l’insoddisfazione per il proprio presente si riflettono sulle nuove generazioni, che crescono in un clima di instabilità e sfiducia.

In questo contesto, molti adulti e molti giovani si confrontano con seri problemi di salute mentale, ansia e smarrimento, resi ancora più acuti da una crescente solitudine sociale. In effetti, in un’epoca dominata da contatti e spazi virtuali, dal culto dell’individualismo, della competitività e dell’efficienza a ogni costo, diventa sempre più difficile costruire relazioni autentiche e durature.

Le preoccupazioni globali feriscono l’immaginario. Le guerre in cui siamo coinvolti, il senso di impotenza di fronte allo strapotere criminale dei potenti, il disprezzo per la vita delle persone, la distruzione di qualsiasi valore che non sia quello dell’accumulazione e della concentrazione della ricchezza, alimentano nelle giovani generazioni la percezione di un futuro negato.

Troppo spesso, i giovani sono costretti a muoversi in ambienti privi di riconoscibilità e di significato, in quei “nonluoghi” che l’antropologo ed etnologo francese Marc Augé ha definito come spazi del transito e del consumo, dove l’identità si dissolve e la relazione si fa impossibile. Per questo il benessere psicosociale delle nuove generazioni non può essere considerato una responsabilità esclusivamente individuale, bensì una questione di ordine collettivo.

Sostenere iniziative spontanee come la petizione “Per un Ticino più vivo e giovanile”, presentata dall’Associazione Realtà Giovanili, ora discussa in Gran Consiglio, significa riconoscere che il futuro di una comunità dipende anche dallo spazio che è disposta a lasciare ai suoi giovani, nella convinzione che lo spazio è generatore di relazioni, di comunità, di parola e di senso, e che è un diritto, soprattutto per chi non ha altre risorse per costruire collettivamente percorsi di emancipazione e di espressione.

Articolo apparso su LaRegione il 24.03.2025.

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